Chiudo salde le mie palpebre e tu resti dentro prigioniero

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Tu ti sbagli. Tu credi d’essere lontano

e che io, assetata non ti possa più ritrovare?

Io ti catturo con i miei occhi,

con questi occhi scuri, stellati.

 

Ti attiro sotto queste mie palpebre,

le chiudo salde e tu resti dentro prigioniero.

Come puoi uscire dai miei pensieri,

reti da caccia cui nessuna selvaggina può sfuggire?

 

Tu non mi lascerai più cadere dalla tua mano

come un mazzo di fiori appassiti

che vola giù nella strada,

calpestato davanti alla casa, impolverato da tutti.

 

Io ti ho avuto caro. Tanto caro.

Ho pianto tanto… con cocenti preghiere…

e ti amo anche di più perché ho sofferto per te,

mentre la tua penna non mi ha scritto nessuna lettera, nessuna mai.

 

Ti chiamavo amico, signore e guardiano del faro

sopra una sottile striscia insulare,

tu, giardiniere del mio frutteto,

e mille erano più saggi di te, ma nessuno più giusto.

 

Ho sentito appena che il mio porto s’è infranto,

il porto che custodiva – piccoli soli – la mia giovinezza,

e che essa gocciava giù, assorbita dalla sabbia.

Io stavo e ti seguivo con lo sguardo.

 

Il tuo passaggio è rimasto nei miei giorni

come perdura in un vestito un dolce, sconosciuto profumo

che non si nota, si coglie appena

pur portandolo sempre.

 

Gertrud Kolmar, Die Verlassene

Il tuo sconosciuto profumo persiste nella mia giovinezza che la sabbia sta assorbendo. Non potrai mai essere libero dalle mie palpebre.

Chiudo salde le mie palpebre e tu resti dentro prigionieroultima modifica: 2009-06-04T22:41:00+02:00da eloiserome
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3 pensieri su “Chiudo salde le mie palpebre e tu resti dentro prigioniero

  1. Velocemente, per testimoniare quanto la cultura che esprimi mi conquista e incolla in lettura appassionata davanti allo schermo.
    Posso chiederti che lavoro fai?
    Ti auguro di continuare la notte serenamente e di cominciare il giorno di domani quale il migliore fin qui da te vissuto.
    Actarus

  2. Grazie dell’augurio per la notte serena e per il nuovo giorno che ormai è a metà. La serenità la cerco, ma purtroppo non l’ho ancora trovata… Grazie anche per l’attenzione che presti a ciò che scrivo, che del resto come hai potuto vedere è reciproca.
    Certo che puoi chiedermi che lavoro faccio! Il problema è che nemmeno io riesco a definirlo benissimo…
    Ad ogni modo, non mi occupo di cose speculative, come avrei voluto… mi sono laureata in lingue, in letteratura tedesca per la precisione. Tutta la letteratura che ho amato e che amo è però rimasta solo dentro di me e la esterno quando e come posso. Il lavoro che faccio mi tiene legata ad un sabbioso schermo di pc per 8 ore al giorno ed è spesso meccanico e noioso. Mi occupo di turismo. I lati positivi del mio lavoro?! l’ambiente lavorativo, e il fatto che lavoro nel centro storico di una delle città più belle del mondo che è ormai diventata la mia città, Roma. E tu, che lavoro fai?
    Un abbraccio
    Eloise

  3. Insegno. Latino e greco in un liceo del profondo sud della Penisola.
    Anche se scrivi che il tuo lavoro è noioso, almeno, tu hai la fortuna di stare al centro della grande Roma, sia pure caotica e spesso nevrotica.
    Trascorri un’ottima sera.
    Io torno a lavoro: si chiude l’anno scolastico e non si finisce mai.
    Actarus

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